domenica 1 marzo 2026

UN NUOVO CONSOLE PROVINCIALE PER I MAESTRI DEL LAVORO

E’ stato recentemente rinnovato il Consiglio direttivo del Consolato provinciale di Trento dei Maestri del lavoro, l’associazione dei lavoratori insigniti dal Presidente della Repubblica della stella al merito del lavoro, un’onorificenza che ogni anno premia per il Trentino fino a un massimo di dieci lavoratori per meriti di professionalità, laboriosità e condotta morale acquisiti durante almeno 25 anni di permanenza alle dipendenze di aziende.

L’elezione è avvenuta in via telematica, una modalità sperimentata per la prima volta tramite la piattaforma “Eligo” rivelatasi estremamente pratica ed efficiente nel favorire la partecipazione dei soci al voto (59% degli aventi diritto) e l’immediatezza dei risultati con tutte le garanzie di correttezza ed anonimità del voto.

Il nuovo Consiglio è composto da undici membri: Corrado Benedetti, Ornello Binelli, Alfeo Bolognani, Flavio Chizzola, Roberto Curzel, Luciano Enderle, Alberto Giacomoni, Sergio Pontalti, Maria Refatti, Nives Tisi, Isabella Tomasi. Quale revisore dei conti è stato eletto Adriano Di Paolo con supplente Claudio Natili.

Successivamente il Consiglio direttivo ha eletto quale Console per il prossimo quadriennio Alberto Giacomoni, che succede a Renzo Sevignani che ha guidato il Consolato provinciale negli ultimi sette anni e che resta comunque Console regionale dopo essere stato riconfermato in questo incarico a gennaio. Vice Console provinciale è stata eletta Nives Tisi.

Alberto Giacomoni, 64 anni, laureato in ingegneria meccanica, è stato nominato Maestro del lavoro nel 2022; attualmente lavora al Mediocredito Trentino-Alto Adige di Trento come responsabile dell’ufficio Finanza di progetto, dopo esservi arrivato nel 1997 con precedenti esperienze presso grandi aziende industriali. Opera già da tempo nel Consolato nel settore della testimonianza formativa scolastica come responsabile provinciale dell’apposito gruppo di lavoro e come docente, esperto delle energie rinnovabili.

Assemblea dei soci presso le Cantine Ferrari 28/02/2026

link: https://www.maestrilavoro.it/index/elenco_consolati/elenco_news/it-trentino-trento/28-febbraio-2026-assemblea-ordinaria-annuale.html


domenica 19 novembre 2023

Energie rinnovabili senza incentivi.


Il prezzo dell'energia si può prevedere e da che cosa dipende.

Puoi trovare alcune risposte nel mio articolo al seguente link

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venerdì 21 maggio 2021

Un progetto ambizioso per la Masera


Nel maggio 2020 è stato presentato in Giunta comunale un progetto ambizioso di riqualificazione e ristrutturazione dell’ex Macera Tabacchi per conservare un pezzo della memoria storica della nostra città e allo stesso tempo farla rinascere come fucina produttiva, una fabbrica di idee e cultura a Levico e per Levico.

La proposta, presentata da un team di 12 professionisti tra architetti, ingegneri, musicisti, specialisti dell’alta formazione artistica, consulenti di comunicazione, marketing e sostenibilità, prevede la creazione, per la prima volta in Italia, di un Politecnico delle Arti Performative, cioè un’istituzione formativa di livello universitario e post-universitario per giovani artisti del palcoscenico (attori, danzatori, musicisti) nonché polo tecnologico di ricerca e innovazione per le discipline teatrali. Il progetto prevede anche una biblioteca specialistica moderna, un teatro cittadino all’avanguardia in grado di ospitare produzioni professionali e consentire alternanza scuola-lavoro agli allievi del Politecnico, e spazi di comunità per le associazioni locali e progetti sul e per il territorio.


L'obiettivo del progetto Màsera è quindi non solo quello di formare una nuova generazione di artisti a tutto tondo che sappiano inserirsi in un mercato internazionale in continua evoluzione, ma anche e soprattutto quello di produrre spettacoli che non siano più semplici “eventi” ma progetti tecnologici: produrre conoscenza e risorse che altre organizzazioni, culturali e non, siano in grado di usare in altri contesti. 


Con l’appoggio della Giunta comunale, la proposta ha avuto anche un percorso in Provincia con l’incarico ad un economista di vagliarne la sostenibilità economica. A settembre 2020 il team del progetto avrebbe dovuto ricevere un mandato (gratuito) di 6 mesi dalla PAT per assicurarsi la disponibilità di potenziali sponsor privati internazionali così da costituire un partenariato pubblico privato. Purtroppo, a quel punto, per ragioni ancora sconosciute, la Provincia non ha più dato una risposta, né positiva né negativa, fino al recente accordo con il Comune di demolire completamente la Màsera.


Ma il team del Politecnico non demorde! Stanno cercando di raccogliere la partecipazione di altri attori importanti del territorio, a partire dalla stessa Università di Trento, per proporre una soluzione che possa consentire di tenere in piedi almeno una parte dell’edificio e contemporaneamente creare a Levico un centro di ricerca ed innovazione tecnologica per le arti performative, un settore in grande crescita a livello internazionale ma in cui il nostro Paese è ancora fanalino di coda. Il Politecnico delle Arti Performative della Màsera, come istituzione leader nella formazione, ricerca e creazione, metterebbe il Trentino al centro della produzione artistica e culturale più innovativa nel panorama nazionale ed internazionale.

Le immagini inserite nel testo sono alcuni dei rendering iniziali così come proposti originariamente in Giunta. Conservano la totalità dell’edificio della Màsera a cui si accosta una struttura nuova ad ospitare un teatro professionale di 350 posti. Cercare di creare un qualcosa di nuovo ed innovativo conservando il più possibile il preesistente senza snaturarlo è stato l’elemento centrale che ha caratterizzato questo primo studio di pre-fattibilità. Sicuramente, a prescindere dalla bontà delle scelte estetiche della ristrutturazione, questo progetto va valutato per la spinta innovativa: dall’offerta formativa, che per la prima volta in Italia realizza un polo di alta formazione centrato sull’interdisciplinarietà delle arti, alla realizzazione di un Teatro del Politecnico, che sia non solo spazio dell’alternanza scuola-lavoro ma anche hub culturale per il territorio, il progetto Màsera è proiettato verso il futuro e propone un cambiamento di modelli economici, metodi formativi, gestione e sostenibilità.


lunedì 17 maggio 2021

Ruine levicensi


Terzine levicensi: si parla di ruine…


Nel bel mezzo del centro in via Dante

mi ritrovai contro a una ruina oscura,

senza tetto e molto pericolante.


E’ così quando l’uomo non cura;

non serve poi fare alcuna moina,

se sai che il cinema a lungo non dura.

 

Il cinema non è la sola ruina;

la Masera si erige minacciosa

a chi all'edificio s’avvicina.


Da molti anni si discute indarno a iosa.

Voglion demolir con il tritolo;

agir anni pria, era bella cosa.


Poi volgo il guardo verso Vetriolo;

delle antiche e già frequentate terme

lì vedo, consunto, il ricordo solo.


A tali ruine non restare inerme,

curati di lor mentre guardi e passi;

il futuro da te attende conferme!


Alberto Giacomoni

 


sabato 30 gennaio 2021

Il Vangelo con commento di domenica 31 gennaio 2021

La chiesetta di San Biagio - Levico Terme (TN)

Giunsero a Cafarnao e subito Gesù, entrato di sabato nella sinagoga, insegna. 

L’evangelista non afferma che Gesù partecipa al culto della sinagoga, ma va nella sinagoga per insegnare e il suo insegnamento è l’esatto contrario di quello che lì veniva trasmesso. Gesù, nel suo insegnamento, vuole liberare le persone da quelle che lui denuncerà come “dottrine degli uomini”, “tradizioni degli antichi”, che nulla hanno a che fare con la volontà di Dio.

Il Vangelo con commento nel seguito.

Dal Vangelo secondo Marco (Mc 1, 21-28)
In quel tempo, Gesù, entrato di sabato nella sinagoga, [a Cafàrnao,] insegnava. Ed erano stupiti del suo insegnamento: egli infatti insegnava loro come uno che ha autorità, e non come gli scribi. 
Ed ecco, nella loro sinagoga vi era un uomo posseduto da uno spirito impuro e cominciò a gridare, dicendo: «Che vuoi da noi, Gesù Nazareno? Sei venuto a rovinarci? Io so chi tu sei: il santo di Dio!». E Gesù gli ordinò severamente: «Taci! Esci da lui!». E lo spirito impuro, straziandolo e gridando forte, uscì da lui. 
Tutti furono presi da timore, tanto che si chiedevano a vicenda: «Che è mai questo? Un insegnamento nuovo, dato con autorità. Comanda persino agli spiriti impuri e gli obbediscono!». 
La sua fama si diffuse subito dovunque, in tutta la regione della Galilea.

Il commento.
Gesù ha chiamato i primi quattro discepoli invitandoli ad essere pescatori di uomini. Qual è il significato di pescare gli uomini? Togliere gli uomini da un ambito che può recare loro la morte. E inizia la pesca. Ma dove porterà Gesù i suoi discepoli per pescare gli uomini? E questa è la sorpresa che ci riserva il vangelo di Marco nel brano di questa domenica, al capitolo 1, versetti 21-28.
Gesù non porta i suoi discepoli per salvare gli uomini in luoghi di malaffare o luoghi peccaminosi, ma nei luoghi di culto, nei luoghi religiosi. Sono questi gli ambiti in cui bisogna salvare gli uomini, perché sono questi i luoghi che rischiano di dare la morte alle persone che li frequentano.
Leggiamo Marco.
Giunsero a Cafarnao e subito Gesù, entrato di sabato nella sinagoga, insegna. L’evangelista non afferma che Gesù partecipa al culto della sinagoga, ma va nella sinagoga per insegnare e il suo insegnamento è l’esatto contrario di quello che lì veniva trasmesso. Gesù, nel suo insegnamento, vuole liberare le persone da quelle che lui denuncerà come “dottrine degli uomini”, “tradizioni degli antichi”, che nulla hanno a che fare con la volontà di Dio.
Marco scrive che la reazione della gente è singolare, erano stupiti del suo insegnamento. E sottolinea, egli infatti insegnava loro come uno che ha autorità. Avere autorità significa avere il mandato divino. E non come gli scribi. Erano gli scribi quelli che avevano questo mandato divino per insegnare.
Gli scribi erano i teologi ufficiali del sinedrio, era il magistero infallibile, persone di straordinaria importanza; si credeva che le parole degli scribi fossero le stesse parole di Dio, quando c’era conflitto tra la parola scritta e l’insegnamento dello scriba bisognava dare retta allo scriba perché lui era l’unico vero interprete della sacra scrittura. Ebbene, appena Gesù insegna, ecco che la gente incomincia ad aprire gli occhi. Questo Gesù ha il mandato divino per insegnare, non i nostri scribi.
Ed ecco che scoppia l’incidente. E immediatamente, come Gesù è entrato nella sinagoga e ha iniziato a insegnare, c’è subito l’incidente. Nella loro sinagoga vi era un uomo posseduto da spirito impuro. La denuncia che fa l’evangelista è molto seria e drammatica: ecco il prodotto della sinagoga, un uomo posseduto da spirito impuro. Frequentare questi luoghi di culto, frequentare questi luoghi religiosi, accogliere in maniera acritica l’insegnamento che lì viene dato, rende le persone impure.
Impure significa nell’impossibilità di comunicare con Dio. L’insegnamento religioso non solo non avvicinava la gente a Dio, ma era quello che glielo impediva. Ebbene, cominciò a gridare, dicendo: “Che vuoi da noi, Gesù Nazareno?” E’ strano perché c’è un uomo ma parla al plurale. “Sei venuto a rovinarci?” Quest’uomo si sente minacciato da Gesù. Ma perché parla al plurale? Chi è che Gesù sta rovinando con il suo insegnamento? Sta rovinando la categoria e la reputazione degli scribi. Allora questo è l’uomo che ha dato un’adesione acritica, incondizionata all’insegnamento degli scribi e quando vede questo insegnamento in cristi, sente in pericolo anche la propria religiosità, la propria fede.
Ecco perché reagisce. E’ l’uomo che si fa portavoce della categoria degli scribi. E lo richiama al suo compito. “Io so chi tu sei: il santo di Dio!” Il santo di Dio è un’espressione che indicava il messia che doveva osservare fedelmente la legge e poi imporla. Gesù non accetta il dialogo. E Gesù gli ordinò severamente: “Taci! Esci da lui!! E lo spirito impuro, straziandolo e gridando forte, uscì da lui.
Perché questo spirito impuro, che è sconfitto dalla parola di Gesù lascia l’uomo straziandolo? Perché è uno strazio. Quando si arriva a un certo punto della propria esistenza e si incontra il messaggio di Gesù dover riconoscere che tutto l’insegnamento al quale si era creduto, tutte le pratiche religiose che erano state fatte, non solo non permettevano la comunione con Dio, ma erano proprio l’ostacolo che lo impediva, ebbene liberarsi da tutto questo è uno strazio. Ci si sente traditi, ci si sente ingannati.
Tutti furono presi da meraviglia (non timore), tanto che si chiedevano a vicenda: “Che è mai questo? Un insegnamento nuovo”. Il termine “nuovo” adoperato dall’evangelista non ha in senso di aggiunto nel tempo (un nuovo insegnamento) ma un insegnamento nuovo, nuovo di una qualità che soppianta tutto il resto. L’insegnamento di Gesù è la risposta di Dio al bisogno di pienezza di vita che ogni persona porta dentro di sé. E questo la gente lo ha percepito.
“Dato con autorità”. Ecco di nuovo si ribadisce che Gesù ha l’autorità, cioè il mandato divino per insegnare e non gli scribi. “Comanda persino agli spiriti impuri …” E qui Gesù ha comandato a uno, ma la gente estende l’effetto, l’efficacia dell’insegnamento di Gesù a tutte le situazioni di impurità. “… E gli obbediscono!” La sua fama si diffuse subito dovunque, in tutta la regione della Galilea.
Quindi dilaga l’insegnamento di Gesù. Naturalmente gli scribi non staranno con le mani in mano, ma poi si vendicheranno e più avanti vedremo che saranno gli scribi a dire che Gesù è lui che è posseduto da uno spirito impuro.

sabato 23 gennaio 2021

Il Vangelo con commento di domenica 24 gennaio

Chiesa del Santissimo Redentore - Levico Terme (TN)

Dopo che Giovanni fu arrestato, Gesù andò nella Galilea, proclamando il vangelo di Dio, e diceva: «Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete nel Vangelo».
Passando lungo il mare di Galilea, vide Simone e Andrea, fratello di Simone, mentre gettavano le reti in mare; erano infatti pescatori. Gesù disse loro: «Venite dietro a me, vi farò diventare pescatori di uomini». E subito lasciarono le reti e lo seguirono.

L’evangelista Marco denuncia la stupidità del potere. Ogniqualvolta il potente crede di soffocare una voce di denuncia il Signore ne suscita una ancora più forte.
L’intento di Gesù è quello di chiamare persone che con lui collaborino facendosi porta-tori di vita a quanti vivono in un habitat di morte.


Il Vangelo con commento nel seguito.

Dal Vangelo secondo Marco (Mc 1, 14-20)
Dopo che Giovanni fu arrestato, Gesù andò nella Galilea, proclamando il vangelo di Dio, e diceva: «Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete nel Van-gelo».
Passando lungo il mare di Galilea, vide Simone e Andrea, fratello di Simone, mentre gettavano le reti in mare; erano infatti pescatori. Gesù disse loro: «Venite dietro a me, vi farò diventare pescatori di uomini». E subito lasciarono le reti e lo seguirono.
Andando un poco oltre, vide Giacomo, figlio di Zebedèo, e Giovanni suo fratello, mentre anch’essi nella barca riparavano le reti. E subito li chiamò. Ed essi lasciarono il loro padre Zebedèo nella barca con i garzoni e andarono dietro a lui. 

Il commento
L’evangelista Marco denuncia la stupidità del potere. Ogniqualvolta il potente crede di soffocare una voce di denuncia il Signore ne suscita una ancora più forte. E’ quello che ci scrive Marco nel suo vangelo, al capitolo 1, dal versetto 14.
“Dopo che Giovanni fu arrestato”, è il primo conflitto tra il potere e un inviato di Dio. Ma ogni volta Dio suscita sempre una voce ancora più forte. “Dopo che Giovanni fu arrestato”, letteralmente ‘consegnato’, “Gesù andò nella Galilea”. Gesù incomincia nella regione lontana dall’istituzione religiosa giudaica, una regione a contatto con i pagani dove la mentalità poteva essere un poco più aperta.
“Proclamando il vangelo di Dio”, cioè la buona notizia di Dio. E qual è la buona notizia di Dio? Che Dio è diverso da come i sacerdoti l’avevano presentato. E’ un Dio completa-mente diverso. Non è un Dio che chiede, ma un Dio che dà. Non è un Dio che castiga, ma un Dio che perdona, non un Dio buono, ma esclusivamente buono.
Questo è il contenuto della buona notizia del vangelo di Dio che Gesù proclamerà. Dio è amore e il suo amore viene offerto in maniera incondizionata ad ogni persona. Questa è la buona notizia che Gesù proclama. “E diceva: «Il tempo è compiuto»”. Per esprimere il tempo l’evangelista adopera un termine che significa l’occasione perduta, l’occasione propizia, da prendere al volo perché poi rischia di non ripresentarsi. “«E il regno di Dio è vicino»”.
Per Regno di Dio si intende la signoria di Dio. Nella nuova relazione con Dio che Gesù propone, quella con il Padre, non c’è più una legge, un codice esterno all’uomo che l’individuo deve osservare, ma c’è l’accoglienza e la pratica di un amore simile al suo. Il Dio di Gesù non governa gli uomini emanando leggi che questi devono osservare, ma comunicando loro interiormente la sua stessa forza, il suo stesso Spirito che li rende capaci di amare generosamente come da lui si sentono amati.
Il regno di Dio è vicino, ma per far sì che questo diventi realtà, c’è bisogno di una decisione da parte dell’uomo, la conversione. L’evangelista non adopera il verbo convertire che indica un ritorno alla religione, a Dio, ma indica un cambio di mentalità che incide profondamente nel comportamento, una rinuncia all’ingiustizia e l’orientamento della propria esistenza al bene degli altri.
Questa è la conversione alla quale Gesù chiama, alla quale Gesù invita, perché il regno di Dio diventi realtà. Per regno di Dio in questo vangelo si intende una società alternativa, una società dove anziché il salire ci sia lo scendere, dove anziché comandare ci sia il servire e soprattutto dove anziché l’accumulo dei beni ci sia la condivisione. Allora per far questo ci vuole una conversione, un cambiamento di rotta.
E Gesù invita a credere in questa buona notizia. E qual è la buona notizia? Che Dio go-verna gli uomini e che è possibile una società alternativa. Ma Gesù per fare questo ha bisogno della collaborazione degli uomini. Ecco perché “passando lungo il mare di Gali-lea …”. Qui l’evangelista parla di mare di Galilea, in realtà è un lago. Perché l’evangelista adopera il termine “mare”? Perché il mare era il confine con la terra pagana e soprattutto il mare è quello che gli ebrei hanno dovuto varcare per entrare nella terra promessa.
Quindi l’evangelista amplia l’orizzonte del messaggio di Gesù, che non è rivolto soltanto alla Galilea, ma è rivolto a tutto il mondo pagano. “… Vide Simone e Andrea”; sono due nomi di origine greca, quindi una comunità mentalmente più aperta. “Mentre gettavano le reti in mare; erano infatti pescatori. Gesù disse loro: «Venite dietro di me»”, questo sarà l’invito che Gesù continuamente farà risuonare nel vangelo ieri e ancora oggi: andare dietro di lui, perché lui sa come realizzare questa società alternativa, il regno di Dio.
“«Vi farò diventare pescatori di uomini»”. Il riferimento dell’evangelista è al capitolo 47 di Ezechiele dove vengono presentate coppie di fratelli che ricevono la terra promessa. Quindi il regno di Dio è una realtà che adesso già sta emergendo attraverso la chiamata dei fratelli. Ma perché Gesù li chiama a diventare pescatori di uomini? Gesù non li invita ad essere pastori, non li invita ad essere guide, non li invita ad essere maestri, ma pescatori.
Qual è il significato? Pescare un pesce significa tirar fuori un animale dal suo habitat naturale per dargli la morte. E si fa per il proprio interesse, si pesca per il proprio beneficio. Pescare gli uomini significa tirarli fuori dall’acqua, ciò che rischia di dar loro la morte; quindi è un ambiente ostile all’uomo, un ambiente nel quale l’uomo può perire, e non si fa per il proprio interesse, ma per l’interesse degli altri.
Questa è la conversione. La conversione alla quale Gesù richiama e invita è: mentre fino ad ora hai vissuto per il tuo interesse, adesso vivi per l’interesse degli altri; mentre fino ad ora hai pescato per te, adesso pesca per gli altri, per comunicare vita agli altri. Allora Gesù li invita a collaborare alla sua azione nel proporre e praticare concretamente uno stile diverso per rendere possibile una società alternativa, quella che viene chiamata regno di Dio, e la prima azione che si fa è quella di togliere gli uomini da ciò che può dar loro la morte. Se ciò che da la vita è la rinuncia al proprio interesse, quello che da la morte è vivere esclusivamente centrati sul proprio interesse, sulla convenienza.
E saranno proprio coloro che sono centrati sulla propria convenienza, sul loro interesse, gli acerrimi nemici di Gesù.
“Subito lasciarono le reti e lo seguirono”, quindi immediatamente questi personaggi, questi primi discepoli, accolgono l’invito di Gesù, ma Gesù continua. E questa volta lo rivolge a due fratelli che hanno nomi ebraici; sono Giacomo e Giovanni, quindi più attaccati alla tradizione e saranno quelli che nel vangelo poi mostreranno delle difficoltà nel seguire Gesù. Ma anche questi al momento lasciano il padre Zebedeo “sulla barca con i garzoni e andarono dietro di lui”.
Quindi l’intento di Gesù è quello di chiamare persone che con lui collaborino facendosi portatori di vita a quanti vivono in un habitat di morte.

domenica 17 gennaio 2021

Il Vangelo con commento di domenica 17 gennaio 2021

Chiesa di San Biagio - Bieno (TN)

“Gesù allora si voltò e, osservando che essi lo seguivano, disse loro: «Che cosa cercate?».”

Se cercano pienezza di vita, se cercano la risposta al proprio desiderio di vita, di felicità, possono andare, ma se cercano onori, potere e ricchezze inevitabilmente rimarranno delusi dalla figura di Gesù…

Il Vangelo con commento nel seguito.

Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 1,35-42)
In quel tempo Giovanni stava con due dei suoi discepoli e, fissando lo sguardo su Gesù che passava, disse: «Ecco l’agnello di Dio!». E i suoi due discepoli, sentendolo parlare così, seguirono Gesù.
Gesù allora si voltò e, osservando che essi lo seguivano, disse loro: «Che cosa cercate?». Gli risposero: «Rabbì – che, tradotto, significa maestro –, dove dimori?». Disse loro: «Venite e vedrete». Andarono dunque e videro dove egli dimorava e quel giorno rimasero con lui; erano circa le quattro del pomeriggio.
Uno dei due che avevano udito le parole di Giovanni e lo avevano seguito, era Andrea, fratello di Simon Pietro. Egli incontrò per primo suo fratello Simone e gli disse: «Abbia-mo trovato il Messia» – che si traduce Cristo – e lo condusse da Gesù. Fissando lo sguar-do su di lui, Gesù disse: «Tu sei Simone, il figlio di Giovanni; sarai chiamato Cefa» – che significa Pietro.

Il commento.
Nel libro dell’Esodo, nel capitolo 12, si descrive la Pasqua, la liberazione degli ebrei dalla schiavitù egiziana. In questo capitolo Dio comanda, attraverso Mosè, a ogni famiglia israelita, di prendere un agnello ucciderlo e mangiarlo. Perché? La carne dell’agnello avrebbe trasmesso l’energia per iniziare questo cammino di liberazione verso la terra della libertà e il sangue li avrebbe preservati dal passaggio dell’angelo sterminatore che avrebbe seminato la morte.
Ebbene l’evangelista Giovanni tiene molto presenti queste linee teologiche per presentare la figura di Gesù. Leggiamo. Il giorno dopo Giovanni stava ancora là con due dei suoi discepoli, e, fissando lo sguardo … Il verbo “fissare” nel vangelo di Giovanni appare soltanto due volte e unicamente in questo episodio. Fissare significa svelare la realtà più profonda di un individuo. Qui Giovanni Battista fissa, cioè svela la realtà più profonda di Gesù, e poi alla fine del brano sarà Gesù che fisserà Simone, svelandone la realtà più profonda.
Fissando lo sguardo su Gesù che passava disse: “Ecco l’agnello di Dio”, ecco l’agnello che Dio ha mandato al suo popolo. La carne di Gesù darà la capacità, la forza e l’energia per iniziare questo cammino di pienezza verso la liberazione. E il sangue non libererà dalla morte fisica, ma libererà dalla morte per sempre. Il sangue dell’agnello trasmetterà all’uomo la stessa vita divina. Per questo gli conferirà una vita che è chiamata “eterna” non tanto per la durata (per sempre), quanto per la qualità indistruttibile.
Ebbene, i suoi due discepoli, sentendolo parlare così, lo seguirono. Quindi inizia questo processo di liberazione. Gesù è indicato come l’agnello e ci sono già i primi discepoli che lasciano Giovanni Battista e seguono Gesù perché dentro di sé sentono questo bisogno di pienezza di vita, di liberazione.
Infatti Gesù, che va incontro ai desideri degli uomini, vedendo che questi lo seguono, si voltò, osservando che essi lo seguivano, disse loro: “Che cosa cercate?”. Gesù non chiede “Chi cercate”, ma “che cosa cercate”. Se cercano pienezza di vita, se cercano la risposta al proprio desiderio di vita, di felicità, possono andare, ma se cercano onori, potere e ricchezze inevitabilmente rimarranno delusi dalla figura di Gesù.
Gli risposero: “Rabbì” – che, tradotto, significa maestro -, dove dimori?” Ebbene Gesù risponde: “Venite e vedrete”. Il luogo dove Gesù dimora non può conoscersi per una informazione, ma per una esperienza, perché Gesù dimora nella pienezza della sfera, dell’amore divino. Gesù in questo vangelo è stato indicato come “il verbo, la parola di Dio che ha messo la tenda in noi, dimora in noi”, quindi andare verso Gesù significa entrare nella dimensione dell’amore di Dio.
Andarono dunque e videro dove egli dimorava e quel giorno rimasero con lui. E’ l’inizio di una tappa di fusione tra Gesù e i suoi discepoli. Ora i discepoli vanno a dimorare con Gesù, ma poi sarà Gesù più avanti, nel capitolo 14-23 che chiederà ai discepoli di dimorare in loro. Gesù dirà: “A chi mi ama, io e il padre mio verremo in lui e prenderemo dimora in lui”. Quindi c’è una fusione tra i discepoli e Gesù per diventare - quello che sarà il tema conduttore di questo vangelo – una unica realtà che esprima la manifestazione di Dio.
L’evangelista sottolinea che erano circa le quattro del pomeriggio, ogni indicazione che troviamo nei vangeli non è superflua, ma ha un profondo significato. Il giorno sta per tramontare e sta per iniziare il nuovo giorno. Con i primi discepoli che seguono Gesù inizia una nuova realtà.
L’evangelista ci sottolinea che uno dei due che avevano udito le parole di Giovanni e lo avevano seguito, era Andrea. Andrea comparirà ancora due volte in questo vangelo, in-sieme a Filippo, nell’episodio della condivisione dei pani e quando dei greci chiederanno di vedere Gesù. Fratello di Simon Pietro. Egli incontro per primo suo fratello Simone e gli disse: “Abbiamo trovato il Messia” – che si traduce Cristo.
Stranamente da parte di Simone non c’è nessuna reazione, nessuna risposta e nessun entusiasmo, ma deve essere il fratello che lo conduce a Gesù. Fissando lo sguardo su di lui, quindi Gesù svela la realtà più profonda di questo Simone, Gesù disse: “Tu sei Simone, il figlio di Giovanni”. Ponendo l’articolo determinativo, “il” figlio significa che è figlio unico. Ma qui abbiamo visto che Simone ha un fratello, Andrea, per cui Giovanni non può essere il nome del padre di Simone e di Andrea.
Cosa vuol dire allora “il figlio di Giovanni”? E chi è questo Giovanni? E’ Giovanni Battista. Anche Simone era discepolo di Giovanni Battista, anzi era il discepolo ideale, per questo Gesù lo chiama “il figlio”. Era il discepolo modello di Giovanni Battista.
E Gesù, fissandolo, quindi svela la realtà più profonda, dice: “Sarai chiamato Cefa”, che significa Pietro”. Pietro indica la durezza, la cocciutaggine, al testardaggine. Per ora questo soprannome legato a Simone rimane misterioso, ma andrà svelandosi lungo tutto il vangelo perché vedrà sempre questo discepolo essere contrario, essere in opposizione a quello che Gesù farà.