venerdì 29 dicembre 2017

La predica di Natale 2017


L'angolo della predica - NATALE 2017

Dio si è fatto presente nella storia come uomo. Questa è la radice del cristianesimo, ma anche la sua originalità...

La Liturgia della Chiesa ci presenta i cosiddetti “racconti dell’infanzia” (Vangeli dell’Infanzia), che narrano come la Chiesa nascente voleva spiegare il fatto prodigioso che ci presenta “l’origine” e “l’originalità” del cristianesimo. Il tutto si può riassumere in questo fatto straordinario: in Gesù, “Dio” si è fatto presente nella storia come “uomo”.

Questa è la radice del cristianesimo, ma anche la sua “originalità”. Questo è importante e decisivo. Il resto è un racconto al quale non serve dare molta importanza. Però, perché questa “origine”? E soprattutto, perché questa “originalità”?
Dio, per definizione è il TRASCENDENTE. Questo ci sta a dire che Dio non è alla nostra portata.. nessuno ha mai visto Dio. Nessuno può vederlo. Perché il Trascendente sta molto al di là della nostra capacità di conoscenza. Perciò bisogna affermare che non è la stessa cosa “Dio in sé”, che la rappresentazione di Dio che ci facciamo noi umani. Ecco perché ci sono tante religioni. E tanta violenza religiosa. Inoltre, il Dio che spesso si sono rappresentato i teologi, è contraddittorio. Perché è infinitamente potente e infinitamente buono. Ebbene, questi due attributi sono incompatibili (impossibili) nello stesso Dio. Se può tutto e vuole tutto il meglio, come si può spiegare che in questo mondo ci sia tanta sofferenza, tanto male e tante disgrazie?
La soluzione che il cristianesimo ha dato a questo problema fondamentale è stato il cosiddetto “Mistero dell’Incarnazione”. Non dovremo andare a cercare speculazioni e teorie. Il fatto è così semplice e altrettanto profondo: Dio si è fatto conoscere da noi in ciò che noi umani possiamo conoscere: un essere umano. E questo essere umano, nel quale vediamo come è Dio, quello che Dio vuole, ciò che a Dio piace, ciò che Dio accetta e ciò che Dio rifiuta, questo essere umano straordinario e sconcertante è Gesù. Il racconto del Vangelo gli dà un nome ebraico eloquente: “DIO CON NOI = EMMANUEL”.
In Gesù di Nazareth non è l’uomo ad essere divinizzato e reso gande, ma è Dio ad essere umanizzato e reso piccolo, fragile, povero. Se vogliamo accostarci al Mistero divino, non c’è da andare in Cielo, ma da frequentare le periferie del mondo, veri inferni per tanta umanità, ma dove Dio abita oggi. Determinante per la salvezza non è tanto la fede, quanto l’etica che ha il suo fondamento nella fede. Infatti, quelle che Gesù indica come decisive per il destino umano e la stessa sua gloria sono sei questioni molto terrene. I grandi temi del nostro esame finale sono il mangiare, il bere, il vestire, la salute, l’accoglienza a gli stranieri, la visita a i carcerati. Sono tutti verbi e sostantivi che riguardano l’umano in cui Dio si rivela, i rapporti ovvii di chi ama il prossimo suo perché è sé stesso. La salvezza quindi non si gioca sulla teologia o sul mondo del sacro, ma sul mondo del profano. In definitiva ci si salva per il modo come ciascuno ha affrontato i problemi degli altri. Questo vuol dire che abbiamo bisogno di un cristianesimo come movimento “non religioso”, non chiuso cioè in pratiche di culto verso Dio, come con un Essere, il più alto, il più potente, il migliore che si posa pensare, bensì come una nuova vita inconcepibile per il mondo, in un “esserci per gli altri”, partecipando così all’essere di Gesù.

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